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Incentivi alla nascita nella legge di bilancio 2017

Con la legge n. 232 del 11 dicembre 2016 è stata emanata la legge di bilancio 2017. Tra i tanti commi dell’unico articolo alcuni sono diretti alla famiglia, esaminiamoli insieme.

Comma 353 Premio alla nascita. E’ previsto per i nati a partire dal 01.01.2017 un premio alla nascita o all’adozione di minore di € 800. Il premio è corrisposto direttamente dall’Inps a seguito della richiesta dalla futura mamma da effettuarsi al compimento del 7 mese di gravidanza o all’atto dell’adozione. Il premio non concorre alla formazione del reddito complessivo e, contrariamente da quanto previsto inizialmente, non ci sono limiti di reddito per la sua richiesta. Siamo in attesa del decreto attuativo per conoscere le modalità di richiesta.

Comma 354 Congedo obbligatorio del padre lavoratore. La norma ha stabilito in 2 giorni per il 2017 la durata del congedo obbligatorio del padre lavoratore dipendente da usufruire entro 5 mesi dalla nascita del bambino. Tale congedo è elevato a 4 giorni per il 2018. Possono anche non essere goduti in via continuativa.

Comma 355 Asilo nido. E’ introdotto a partire dal 2017 un buono di 1.000 euro l’anno per pagare le rette dell’asilo nido per i nati dal 1 gennaio 2016 e per forme di supporto a domicilio in favore di bambini, sotto i 3 anni, con patologie croniche. Il buono parametrato su 11 mensilità, è corrisposto al genitore che lo richiede dall’Inps, previa presentazione dell’idonea documentazione attestante l’iscrizione e il pagamento della retta a strutture pubbliche o private. Tale beneficio non è cumulabile con la detrazione prevista per la spesa sostenuta per gli asili nido e con il voucher baby-sitting e asili nido. Entro 90 giorni dall’entrata in vigore della legge deve essere emanato un decreto attuativo che disciplini le modalità di richiesta. Tale buono è soggetto a risorse limitate per cui al momento che verranno raggiunti i limiti fissati non verranno più prese in considerazione nuove domande.

Comma 356 -357 Voucher baby-sitting e asilo nido. Viene riconfermato anche per il 2017 il voucher di 600 euro mensili per 6 mesi per le madri lavoratrici che rientrano a lavoro dopo il periodo di congedo di maternità obbligatorio. Tale incentivo consiste, come per il 2016, in un voucher spendibile per la retta dell’asilo nido o per i servizi di baby-sitter. Può essere richiesto sia da madri lavoratrici dipendenti che da lavoratrici autonome o imprenditrice iscritte alla gestione artigiana e commercianti e alla gestione separata inps.

Ovviamente rimane sempre in piedi il bonus bebè per i nati fino al 31.12.2017 per 3 anni. Tale incentivo è legato al reddito isee per quanto riguarda l’importo erogabile, 80 euro per isee fino a 25.000 euro e 190 euro per isee fino a 7.000 euro. Vanno rinnovati ogni anno, in quanto l’isee è  valido fino al 15 gennaio dell’anno successivo la sua emissione.

Voucher Baby sitting anche alle autonome

56b0a7a4fdb94d15a82f938fFinalmente è arrivato!

Il decreto del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, emanato di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze in data 1 settembre 2016, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 252 del 27 ottobre 2016, ha esteso l’erogazione del voucher per l’acquisto dei servizi di baby-sitting o per far fronte agli oneri dei servizi per l’infanzia, alle madri lavoratrici autonome o imprenditrici per l’anno 2016.

Il beneficio consiste in un contributo, pari ad un importo massimo di seicento euro mensili, per un periodo complessivo non superiore a tre mesi, che sarà erogato in luogo del congedo parentale, con conseguente riduzione dello stesso, ed in base alla richiesta della lavoratrice.

Le interessate dovranno presentare domanda telematica all’INPS entro il 31 dicembre 2016 optando per servizi di baby sitting o per i servizi per l’infanzia.

Per la piena operatività del Decreto occorre attendere le relative istruzioni da parte dell’Istituto

Fonte: Edotto

Pubblicato il decreto correttivo del Jobs Act: cambiamenti nell’utilizzo dei Voucher

ricevuta_40perccommVenerdì 7 ottobre 2016 è stato pubblicato in gazzetta ufficiale, ed immediatamente operativo, il decreto 185/2016 correttivo del Jobs Act.

Tra le tante novità introdotte quella che desta maggiore interesse è sicuramente la modifica all’utilizzo del lavoro accessorio, cioè dei cosiddetti voucher. A partire da venerdì, infatti, i voucher non potranno più essere comunicati per un lasso temporale fino a 30 giorni senza indicazione del momento della prestazione. Le novità introdotte riguardano appunto i termini e le modalità di comunicazione e attivazione dei buoni lavoro.

Dal 7 ottobre 2016 gli imprenditori non agricoli e i professionisti per utilizzare i voucher:

  • dovranno attivarli almeno 60 minuti prima l’inizio della prestazione lavorativa
  • dovranno indicare il codice fiscale del lavoratore
  • dovranno indicare il luogo e la durata della prestazione

Nulla risulta cambiato in termini di limiti, ossia restano fermi € 2.000 netti per ogni committente e € 7.000 netti in capo al prestatore

Cambiamenti anche nell’utilizzo dei voucher in agricoltura. I committenti agricoli dovranno effettuare la comunicazione negli stessi tempi e nelle stesse modalità degli altri utilizzatori, riportando codice fiscale, luogo e durata della prestazione con riferimento ad un arco temporale non superiore a tre giorni. 

In attesa di chiarimenti riguardo la comunicazione telematica, la stessa va inviata via SMS o mail alla DTL (direzione territoriale del lavoro) competente sul territorio ai numeri evidenziati dall’istituto.

Il mancato rispetto di tali procedura comporta una sanzione amministrativa da €400  €2.400 per omessa comunicazione.

Si è comunque in attesa di una circolare esplicativa le modalità operative delle novità introdotte.

Di seguito il link della DTL di Ascoli Piceno

 

Riammissione alla rateazione entro il 20 ottobre

55a7d1eefdb94d0bb8a4c31dIl 3 ottobre 2016 l’Agenzia delle Entrate con la Circolare 41/E ha precisato i termini per la riammissione al beneficio della rateazione per alcuni soggetti che ne sono decaduti.

In particolar modo l’Agenzia si rivolge a tutti quei contribuenti che avevano un piano di rateazione con l’istituto a seguito di accertamento per adesione  acquiescenza oppure per definizione degli inviti al contraddittorio o di processi verbali di constatazione dai quali sono decaduti nel periodo compreso tra il 16 ottobre 2015 e il 01 luglio 2016.

L’istanza deve essere proposta presso l’ufficio dell’Agenzia delle Entrate che ha emesso l’atto originario presentandola in carta libera direttamente allo sportello, inviandola per raccomandata o via pec entro e non oltre il 20 ottobre 2016.

Essa deve riportare i dati del contribuente e gli estremi dell’atto oggetto del piano originariamente decaduto, il numero di rate trimestrali tramite le quali il contribuente intende estinguere il debito residuo.

Secondo la circolare il nuovo piano rateale rimane sempre collegato a quello originario. Questo significa che per il calcolo delle numero massimo di rate ammissibili si dovrà far riferimento al momento in cui la definizione dell’atto è avvenuta. In altre parole se il perfezionamento dell’atto originario è avvenuta prima del 22 ottobre 2015 il numero massimo di rate consentite per importi superiori a €50.000 sarà 12, se invece è avvenuta dopo il 22 ottobre 2015 allora il numero massimo di rata sarà 16.

Il contribuente al quale è stata accolta l’istanza dovrà versare la prima rata entro 60 giorni dalla comunicazione da parte dell’Agenzia. Contrariamente a quanto accadeva in passato nessuna rata già scaduta dovrà essere versata al momento della presentazione dell’istanza al fine di essere riammessi al beneficio.

La norma non prevede nulla per quanto riguarda la decadenza da nuovo piano per cui restano in valide le regole ordinarie.

 

Riassumendo:

  • CHI? i contribuenti decaduti da un piano di rateazione a seguito di accertamento con adesione o acquiescenza, pvc, adesione all’invito al contradditorio
  • QUANDO? la decadenza deve essere avvenuta tra il 16 ottobre 2015 e il 1 luglio 2016
  • COME? presentando un’istanza in carta libera presso l’ufficio dell’agenzia entrate che ha emesso l’atto originario entro il 20 ottobre 2016
  • PERCHE’? per essere riammessi ad un nuovo piano di rateazione per il debito residuo con un numero massimo di rate che va da 12 a 16.

Approvate le modifiche al Jobs Act

Il Consiglio dei Ministri si è riunito in data 23 settembre 2016 ed ha approvato in via definitiva un decreto legislativo recante modifiche al Jobs Act, inerenti il lavoro accessorio, gli ammortizzatori sociali, la normativa sulla disabilità, l’INL, l’ISFOL e l’ANPAL.

Lavoro accessorio

Per quanto concerne il lavoro accessorio la novità consiste nell’obbligo che avranno i committenti imprenditori non agricoli o professionisti a comunicare, mediante sms o posta elettronica, alla sede territoriale dell’Ispettorato nazionale del lavoro, almeno 60 minuti prima dell’inizio della prestazione di lavoro accessorio:

  • i dati anagrafici o il codice fiscale del lavoratore;
  • il luogo, il giorno e l’ora di inizio e di fine della prestazione.

Per i committenti imprenditori agricoli il medesimo obbligo sarà inerente:

  • i dati anagrafici o il codice fiscale del lavoratore;
  • il luogo e la durata della prestazione con riferimento ad un arco temporale non superiore a 3 giorni.

In caso di violazione degli obblighi di comunicazione si applicherà la sanzione amministrativa da euro 400 a 2.400 in relazione a ciascun lavoratore per cui è stata omessa la comunicazione.

Ammortizzatori sociali

Le principali modifiche approvate al c.d. T.U. sugli ammortizzatori sociali consistono in:

  • possibilità di trasformare i contratti di solidarietà «difensivi» in contratti di solidarietà «espansivi»;
  • possibilità per le imprese di rilevante interesse strategico per l’economia nazionale, che abbiano concluso accordi in sede governativa entro il 31 luglio 2015, di richiedere la reiterazione della riduzione contributiva per i lavoratori interessati alla riduzione dell’orario, per la durata stabilita da apposita commissione istituita presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri e comunque entro il limite di 24 mesi;
  • miglioramento della NASpI riconosciuta ai lavoratori con qualifica di stagionali dei settori del turismo e degli stabilimenti termali;
  • l’ampliamento, per l’anno 2016, della percentuale delle risorse finanziarie non spese che le Regioni e le Province autonome possono utilizzare per la concessione degli ammortizzatori sociali in deroga. In alternativa, le Regioni e Province autonome possono destinare le risorse non spese ad azioni di politica attiva;
  • aumento del finanziamento destinato al pagamento della CIGS per le imprese sequestrate o confiscate alla criminalità organizzata o destinatarie di interdittiva antimafia;
  • possibilità di autorizzare un ulteriore intervento di integrazione salariale straordinaria, per non più di 12 mesi, per le imprese operanti nelle c.d. aree di crisi complessa già individuate. Per accedere alla misura le imprese dovranno presentare un piano di recupero occupazionale che prevede appositi percorsi di politiche attive del lavoro concordati con la regione e finalizzati alla rioccupazione dei lavoratori.

Altro

Con riferimento ai decreti legislativi nn. 149, 150 e 151 del 2015, dal comunicato stampa del Consiglio dei Ministri n. 131 del 2016, si apprende che sono state previste precisazioni riguardanti questioni organizzative e gestionali dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro, dell’ISFOL e dell’ANPAL, nonché la disciplina in materia di diritto al lavoro delle persone con disabilità.

Fonte: Articolo tratto da Edotto

Scuola quanto mi costi ma…. quanto ti scarico???

Sul fatto che la spese per la frequenza dei corsi scolastici sia una voce del bilancio familiare non indifferente credo che siamo tutti d’accordo.

Dalla dichiarazione che si presenterà quest’anno però ci sono delle novità. Con il decreto 107/2015 (quello della “Buona scuola”) e con la legge di stabilità per il 2016 sono stati introdotti dei cambiamenti in ambito degli oneri detraibili riferiti proprio all’istruzione. Negli anni passati era possibile “scaricare” dall’irpef soltanto il 19% delle spese per la frequenza dei corsi universitari (o ad essi equiparabili) degli istituti statali. Venivano quindi esclusi gli istituti non statali, le spese per la scuola d’infanzia, primaria e secondaria. Vediamo cosa è cambiato.

UNIVERSITA’

Oltre alle spese per la frequenza dei corsi universitari statali, il rinnovato art. 15 del Tuir comma 1 lettera e) ammette in detrazione anche il 19% della spese sostenuta per gli istituti non statali, entro determinati limiti fissati con decreto del Ministero dell’Istruzione entro il 31 dicembre di ciascun anno. Ad oggi il decreto non è stato ancora emanato. Si dovrà ancora attendere per sapere qual è il limite di spesa ammissibile per le università private.

Dato che la disposizione in esame si applica a partire dall’anno d’imposta 2015 sarà possibile portare in detrazione:

  • l’intera spesa sostenuta nell’anno 2015 per la frequenza di università statali;
  • per le università non statali la spesa detraibile sarà determinata in misura non superiore a quella stabilità annualmente da ciascuna facoltà con specifico decreto che per l’anno 2015 doveva essere emanato entro il 31gennaio 2016.

SCUOLA DELL’INFANZIA, PRIMARIA E SECONDARIA

Allo stesso art. 15 del Tuir è stata aggiunta la lettera e bis) che prevede la possibilità di detrazione per le spese di istruzione sostenute per la frequenza:

  • di scuole dell’infanzia (scuola materna),
  • del primo ciclo di istruzione (elementari e medie)
  • della scuola secondaria di secondo grado (superiori)

del sistema nazionale di istruzione di cui all’art. 1 della Legge n. 60/2000, nel limite di euro 400 per alunno o studente.

Tale contributo non va confuso con quello inserito alla lettera i- octies) dello stesso articolo che prevede la detrazione senza limite di importo per le erogazioni liberali a favore degli istituti scolastici di ogni ordine e grado, statali e paritari senza scopo di lucro appartenenti al sistema nazionale di istruzione di cui alla Legge n. 62/2000 e in favore delle istituzioni dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica e delle università, finalizzate all’innovazione tecnologica, all’edilizia scolastica e universitaria e all’ampliamento dell’offerta formativa.

L’Agenzia delle Entrate, intervenuta sulla questione con la Circolare 3/e 2016, e il Miur hanno definito che i contributi volontari identificati come erogazione liberali per l’ampliamento dell’offerta formativa, innovazione tecnologica e edilizia scolastica rientrano nella lettera i- octies), restando quindi fuori dalla nuova detrazione.

Sottostanno invece al tetto dei 400 euro (la nuova detrazione) le spese sostenute per:

  • le tasse scolastiche
  • i contributi obbligatori
  • i contributi volontari e le altre erogazioni liberali (diversi dai precedenti)
  • la mensa scolastica

purché deliberati dagli stessi istituti scolastici. Rimangono comunque escluse le spese per materiale di cancelleria e dei libri scolastici.

Ma come posso dimostrare il sostenimento della spesa?

Mentre per le erogazioni liberali della lettera i-octies) la normativa prevede che siano ammissibili solo se sostenute mediante il pagamento per banca o posta, nulla si è detto sulle spese rientranti nel tetto delle 400 euro, quindi anche per la mensa.

E’ noto infatti che le modalità di quest’ultima sono svariate a seconda di come è organizzata la scuola (on-line, tabaccaio, banca..). In assenza della norma è opportuno ritenere che la spese sia ammessa in detrazione a patto che dalla documentazione si possa evincere:

  • i dati relativi a chi ha sostenuto la spesa;
  • i dati relativi all’allievo/studente;
  • la causale del pagamento;
  • l’importo pagato e la data.

A parere di chi scrive 400 euro non sono molti, visto che la stessa mensa scolastica in alcuni casi potrebbe assorbire tutto il planfond. Se consideriamo poi che a questi 400 euro dobbiamo calcolare il 19% porteremmo in diminuzione delle tasse pagate solo 76 euro che irrisori in confronto a quello che oggi una famiglia sostiene per l’istruzione dei propri figli. Il più grande maltorto di questa novità è forse la mancata possibilità di includere nelle spese detraibili il costo dei libri scolastici essendo obbligatori e non proprio economici. Guardiamo però il lato positivo un piccolo passo avanti è stato fatto, magari nella prossima stabilità qualcos’altro cambierà.